lunedì 25 marzo 2013

Psycho

POSTATO dal prof d’italiano:

Articolo apparso su la Repubblica il 21 marzo 2013.


IO, PSYCHO
IL SET DI HITCHCOCK DIVENTA UN ROMANZO
Di Emiliano Morreale
Da quando il cinema è cosciente della sua storia, ha celebrato e rimpianto il proprio passato. E di recente si sono fatti più frequenti i film che ricalcano le vicende di altri film, con attori che interpretano altri attori,e immaginano i dietro le quinte e i segreti di film più o meno mitici. Lo aveva fatto Clint Eastwood, raccontando sotto mentite spoglie John Huston in Cacciatore bianco, cuore nero; lo ha fatto tangenzialmente Martin Scorsese in The Aviator, e poi abbiamo visto il Quarto potere di Orson Welles raccontato in Rko 281 e la Marilyn interpretata dalla volenterosa Michelle Williams sul set di Il principe e la ballerina. In Italia, invece, si possono ricordare Good Morning Babilonia dei Taviani (su due italiani alla corte di David Wark Griffith), e Cinecittà di Carlo Lizzani, con Massimo Ghini che faceva Rossellini alle prese con Roma città aperta. Il 4 aprile, ultimo della serie, esce in Italia Hitchcock di Sacha Gervasi, sulla lavorazione di Psycho (in Italia Psyco senza acca): con Anthony Hopkins nei panni del "mago del brivido", Helen Mirren in quelli della moglie, e Scarlett Johansson nel ruolo di Janet Leigh, mentre negli Stati Uniti va in onda la serie Bates Motel, che racconta il prequel della storia. Alle spalle del film c'è uno di quei libri americani puntigliosissimi e pieni di fatti, L' incredibile storia di Psycho di Stephen Rebello, che Il Castoro rimanda in libreria con una nuova prefazione dell'autore. Rebello è un fan maniacale, e basandosi su decine di interviste a collaboratori racconta la genesi del film. Fin dalle sue radici in un fatto di cronaca accaduto qualche anno prima nel Wisconsin, quando in casa del cupo e riservato Ed Gein vengono trovate parti di numerosi corpi femminili, rivelando uno dei più efferati serial killer d'America. Subito dopo, lo scrittore Robert Bloch ne trae un romanzo, buttandola sul freudiano e immaginando che il maniaco si travestisse coi panni della madre morta. Hitchcock compra i diritti del libro di Bloch. Ma la storia, per i canoni hollywoodiani, non è semplice da mettere in scena. Dalla stesura delle sceneggiature alle riprese, dal montaggio all'uscita, incontriamo lungo il racconto di Rebello personaggi noti e meno noti: lo sceneggiatore Joseph Stefano, che dopo Psycho non farà granché; la collaboratrice alle sceneggiature Joan Harrison, moglie di un grande scrittore di spy-stories, Eric Ambler; il musicista Bernard Herrmann, che compose una colonna sonora "in bianco e nero", solo per archi; il grafico Saul Bass, mago dei titoli di testa, che darà un apporto fondamentale alla scena difficilissima dell'omicidio del detective Arbogast in cima alle scale. E ovviamente al famoso assassinio sotto la doccia. La celebre scena infatti fu girata prima in 16mm, come una specie di schizzo preparatorio, poi appunto disegnata inquadratura per inquadratura da Bass, e infine girata davvero, con la povera Janet Leigh nuda solo nei punti che dovevano essere inquadrati. I censori poi vedranno, o crederanno di vedere, un frammento di nudo integrale nella scena, e intimeranno di tagliare. «Il giorno dopo», racconta Rebello, «Hitchcock si limitò a rimettere il film nella pizza e lo rispedì ai censori senza tagliare nemmeno un fotogramma. Stavolta, i tre membri della commissione che avevano visto il nudo il giorno prima non lo vedevano più, mentre i due che non l'avevano visto ora lo vedevano ». Ci sono poi gli attori, tutti emergenti ma nessuna star: il coraggioso Anthony Perkins, che non si scrollerà più di dosso Norman Bates per tutta la carriera; Vera Miles, "bionda hitchcockiana" mancata per eccesso di indipendenza; Janet Leigh, moglie di Tony Curtis (che aveva appena finito di girare un film con tutt'altri travestiti, A qualcuno piace caldo ). E ci sono addirittura tutte le controfigure della "mamma" di Norman Bates, che lungo il film era interpretata non da Perkins ma da tre attrici diverse, tra cui una nana. Mentre la sua voce era un mix di tre doppiatori diversi, due femminili e una maschile. Peraltro, per rendere più fitto il mistero sulla trama, all'ufficio pubblicità furono inviate foto assolutamente insignificanti, e per tutta la lavorazione sul set troneggiava anche una sedia con la scritta "Mrs. Bates". Quello su cui Rebello insiste è l'eccezionalità del progetto, che si distacca dalle produzioni precedenti del regista, coloratissime e piene di star. È fondamentale in questo senso, per il regista, l'incontro con la televisione. Girando la serie Alfred Hitchcock presenta, il maestro si confronta con un modo di produzione veloce ed economico, e con una certa libertà creativa: all'epoca la tv era un luogo di sperimentazione molto più degli studios hollywoodiani, e da lì era nata o stava nascendo la nuova generazione di registi, da Nicholas Ray ad Arthur Penn a Robert Altman. Per un soggetto rischioso e autoprodotto come quello di Psycho, Hitch utilizza i membri della sua troupe televisiva. E gira in bianco e nero. Insomma, davanti alla sfida di un cinema che cambia, il sessantenne regista inglese decide di ammodernarsi, nei contenuti ma soprattutto nei metodi, con un piccolo film indipendente e quasi sperimentale, ma insieme recuperando la propria impostazione visiva dei tempi del cinema muto. Non è chiaro quanto Hitchcock tenesse a questo film, che secondo molti prese sottogamba rimanendo anzi stupito del suo successo. Lo sceneggiatore Stefano dichiara nel libro: «Era come se per anni avesse servito alla gente banchetti luculliani e straordinari e poi, quando aveva messo in tavola gli hot dog, tutti avessero detto: "È la cosa migliore che abbia mai assaggiato!" Che fine avevano fatto tutti i manicaretti che aveva cucinato fino ad allora?». Comunque, se Psycho regge così bene a oltre mezzo secolo di distanza, non è solo per il suo virtuosismo tecnico, o per intuizioni di sceneggiatura innovative come quella di uccidere la protagonista a un terzo del film. In Psycho il terrore scorre, specie alle visioni successive, assieme a un senso di squallore e di solitudine, creando un perfetto contesto, più esistenziale che sociale, uno sguardo sospeso tra distanza puritana dagli uomini e angosciosa partecipazione. Janet Leigh è una peccatrice terrorizzata; Perkins suscita inquietudine e pena a ogni visione, quando all'inizio dice che nessuno passa più da quelle parti. E il celebre motel, non a caso, è a metà tra la dimora della famiglia Addams e la casa sulla ferrovia dipinta da Edward Hopper.







domenica 24 marzo 2013

SAVE THE ARTIC

POSTATO da Marta:

Trivellazioni nell’ Artico: la Shell perde la battaglia, ma non la guerra


Data la mia recente iscrizione a Greenpeace Italia vorrei portare la vostra attenzione su questa grande conquista che permetterà di salvaguardare l'ecosistema dell'Artico.

 
Solo un anno fa l’amministrazione Obama approvava il piano della multinazionale  petrolifera Royal Dutch Shell per evitare gli sversamenti di petrolio  dalle piattaforme e dava il via libera all'esplorazione  offshore dell'artico statunitense  nel Mare di Beaufort e nel Mare di Chukchi, patrie dell’orso polare e di importanti rotte di migrazione per specie di balene in via di estinzione, segnando così il ritorno dell’industria petrolifera in Alaska dopo più di un decennio. Ma dopo 12 mesi di incidenti la Shell ha annunciato che sospenderà per tutto il 2013 le sue attività di trivellazione petrolifera. “Per preparare attrezzature e piani per una ripresa dell’attività in una fase successiva” come ha detto la Shell o per mascherare il disastro tecnico ed economico? Per Marvin Odum, direttore Upstream Americas della Shell, si tratta solo di una pausa di riflessione. “Abbiamo fatto progressi in Alaska, ma si tratta di un programma a lungo termine che stiamo perseguendo in modo sicuro e misurato. - ha dichiarato la scorsa settimana  - La decisione di prendere una pausa nel 2013 ci darà tempo per garantire la disponibilità di tutte le nostre attrezzature e delle persone che hanno seguito la stagione di perforazione nel 2012”. Sorvolando sulle recenti condanne alla compagnia petrolifera per l’inquinamento nel Delta del Niger, Odum ha assicurato che “Shell resta in ogni caso impegnata nella realizzazione di un programma di esplorazione artica che dia fiducia agli stakeholders ed alle autorità di regolamentazione e soddisfi gli elevati standard di sicurezza che la società applica alle sue operazioni in tutto il mondo. Continuiamo a credere che un ritmo misurato e responsabile, soprattutto nella fase di esplorazione, si adatti meglio a questa area remota”.“Questa è la prima cosa buona fatta da Shell in Alaska: farla finita” ha dichiarato  un entusiasta Phil Radford , direttore esecutivo di GreenPeace USA  che dal 2012 è impegnata nella campagna Save the artic, finalizzata alla creazione nell’Artico di un santuario globale, libero da perforazioni petrolifere e pesca industriale. “La Shell doveva essere il meglio del meglio, ma la lunga lista di incidenti e quasi disastri è una chiara indicazione che anche le migliori compagnie non possono avere successo nella trivellazione dell'Artico”. E tra i disastri sfiorati c’è anche quello che ha coinvolto, il primo gennaio scorso, la piattaforma per trivellazioni Kulluk arenatasi davanti al parco nazionale Kodiak con i suoi 530 mila litri di gasolio e i 45 mila litri di oli lubrificanti. Nonostante le proteste degli ambientalisti e delle comunità indigene, la multinazionale ha dichiarato che “Le trivellazioni sono state tutte completate in modo sicuro, senza feriti e gravi impatti ambientali e solo dopo che la stagione di trivellazione si è conclusa, uno delle piattaforme di trivellazione è stata danneggiata in un incidente marittimo a causa di brutte condizioni atmosferiche”. L’incidente, risolto senza nessun danno collaterale, è solo l’ultimo esempio di un lunga lista di “minacce ambientali” al delicato ecosistema artico che per Radford dovrebbe convincere “Il segretario Salazar e il presidente Obama a far diventare off-limits per sempre la trivellazione nell’Artico”. Del resto ha aggiunto Radford  “Prendere l’iniziativa di risparmiare l’Artico dallo sfruttamento pericoloso non solo protegge il fragile ecosistema artico e le comunità che dipendono da esso, ma sarebbe un segnale forte alle altre nazioni che è ora di uscire dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili”. “Le trivellazioni nell’Artico ci spingono verso un cambiamento climatico catastrofico, quindi devono finire ora - ha concluso Radfort - L'annuncio della Shell è l’ammissione che milioni di persone in tutto il mondo, avevano ragione a sollecitare Obama a tener fuori la compagnia dalla regione artica. Ora Obama deve ascoltare i 2,7 milioni di persone che hanno aderito a Save The Arctic”. Dello stesso avviso è stato Michael Brune il direttore esecutivo del Sierra club (la più antica e grande organizzazione ambientalista degli Stati Uniti), che ha sottolineato quanto sia incoraggiante sapere “che è stata data una tregua all'incontaminato Artico americano". "Siamo felici che Shell abbia ormai ufficialmente riconosciuto come non sia possibile trafficare tranquillamente nella regione artica" ha continuato Brune  "I loro migliori sforzi per forare in sicurezza nell’Artico sono stati una catastrofe che ci hanno solo spinto sull’orlo del disastro, per questo l’amministrazione Obama dovrebbe annullare i permessi Shell e mettere immediatamente fine alle aste per le licenze, prima che ci si trovi di fronte ad un disastro ambientale ancora più grande”. In realtà come aveva fatto capire anche Odum nel comunicato che ha annunciato la moratoria di un anno, la Shell ribadisce come “l’Alaska rimane un settore ad alto potenziale per Shell che la compagnia si è impegnata a non trascurare in futuro”, anche se ammette “ci vorranno anni per svilupparne le risorse”. L’assalto alle ultime risorse fossili marine non riguarda però solo l’Artico. Come avevamo già scritto anche il Mediterraneo e le nostre coste , dove Shell ha progetti di trivellazioni dal Canale di Sicilia al Mar Ionio, corrono analoghi rischi , anche se le condizioni di estrazioni sembrano decisamente più favorevoli. La settimana scorsa è arrivata l’autorizzazione della piattaforma Ombrina Mare al largo delle coste abruzzesi e l’Eni ha in cantiere numerosi altri progetti. 

The Beatles Megamix

Postato da Buss

Questo è il Megamix dei Beatles per il lavoro di musica



sabato 23 marzo 2013

Letizia e Marta attente!

Non dovete aggiungere nuovi post con espressioni in latino! Dovete aggiungere le espressioni nel post già fatto da me (quello che si intitola Quanto latino conosci?), con la stessa modalità scelta da me! C'è scritto nel post e l'ho detto in classe, ma non ascoltate!
Dovete fare così: andate nell'elenco dei post, scegliete Quanto latino conosci?, cliccate su modifica e aggiungete - numerandole - le espressioni vostre. Nuovi post ve li cancello e niente +!
Mi avete capito?
Mi sento un po' un dittatore, ma ESIGO che sia così: in questo modo viene un unico post leggibile tutto in una volta!
Uffa!
il prof

venerdì 22 marzo 2013

A proposito di Educazione affettivo-sessuale

POSTATO dal prof d’italiano:

Ricevo dagli esperti, che hanno appena finito il Percorso di Educazione affettivo-sessuale con i ragazzi delle Terze, questa lettera, con preghiera che vi sia comunicata. Leggetela!

Azienda U.L.S.S. n.9 – Direzione Servizi Sociali
Progetto “Educare alla Sessualità”
Area Infanzia, Minori e Famiglia – Consultori Familiari
Ai ragazzi e alle ragazze delle classi 3^

Dopo esserci lasciati nell’ultimo incontro con i versi della poesia “Il cuore che ride” e con i vostri post-it, eccoci qui a ricordare come è andata…
Siamo stati insieme per tre intense mattinate, nel corso delle quali ci siamo confrontati sui temi della sessualità attraverso l’arte e la bellezza, condividendo pensieri, emozioni, riflessioni, ma anche paure, ansie, preoccupazioni, in un percorso che abbiamo voluto proporvi come ricerca, scoperta, conoscenza, intuendo la vostra voglia di sapere, di mettervi in gioco, di essere protagonisti del film della vostra vita. E proprio il cinema ci ha permesso di entrare negli argomenti, insieme alle poesie che ne hanno introdotto di volta in volta la visione.
Abbiamo creduto in voi ragazzi, e avete dimostrato di “esserci” con la consapevolezza che parlare di sesso si può e si deve, ma con gli strumenti giusti, con un linguaggio adeguato, con serenità e serietà, e pronti ad accogliere le parole di adulti autorevoli in grado di fornirvi le informazioni corrette e indirizzarvi dove c’è chi si occupa di voi con dedizione e professionalità.
A PROPOSITO DEI GIOVANI PROTAGONISTI DEI NOSTRI FILM …
Martino e Silvia, Channe, Billy, Francis e Keith, Leo, Sara, Alì … Li citiamo per nome perché fanno parte di film che parlano di persone “vere” e non fatte con lo stampino, perché rifiutiamo l’idea che i giovani siano considerati soltanto “consumatori”, “spettatori”, “fan”, come vorrebbe questa nostra società dell’apparire, dove persino i sentimenti vengono strumentalizzati dalla pubblicità e da alcuni programmi televisivi superficiali e stereotipati. Il cinema d’autore ci permette invece di restituire ai personaggi la loro unicità di esseri umani, di delinearli attraverso la forza di volontà con la quale affrontano la vita e il mondo e sanno poi compiere le loro scelte. Vi abbiamo voluto mostrare dei film forse difficili, senz’altro complessi, perché ci siamo fidati di voi, della vostra libertà di pensiero e di giudizio, e perché non volevamo che la serietà degli argomenti venisse banalizzata, così come spesso purtroppo accade in altri contesti.
A PROPOSITO DELLA SESSUALITA’
Nella prima mattinata abbiamo parlato delle funzioni della sessualità, del corpo e delle sensazioni, del vivere le esperienze, partendo dalla visione di “L’estate di Martino”, protagonista un ragazzo della vostra età, che sullo sfondo dello splendido mare della sua Puglia, sperimenta una nuova consapevolezza di sé, l’amicizia e la fiducia negli adulti e la scoperta dell’amore.
Il percorso dell’identità, essere maschi e femmine, fra parità e differenze, gli aspetti positivi e negativi degli stereotipi sessuali, la scoperta del proprio orientamento sessuale, sono stati i temi della seconda mattinata, scaturiti dalle vicende dei fratelli Channe e Billy, che conosciamo bambini e lasciamo adolescenti, e dell’eccentrico Francis in “La figlia di un soldato non piange mai”. Un film denso anche di altri temi, relativi al proprio progetto di vita e alle scelte, come quella di poter vivere la sessualità in maniera consapevole, con la testa, che sono stati ripresi poi nel terzo incontro, concluso con la visione di “Diari”, realistico e delicato spaccato generazionale contemporaneo, dove i giovani protagonisti s’impegnano a portare avanti i propri interessi, desideri, passioni e aspirazioni con determinazione e tenacia, nel cui raggiungimento abbiamo voluto che ciascuno di voi si identificasse.
Ogni adolescente ha il bisogno e il diritto di sapere, di essere informato, di proteggersi. Per questo vi abbiamo consegnato degli strumenti che speriamo possano orientare al meglio le vostre scelte, ricordandovi che avete a disposizione dei luoghi specifici dove poter essere accolti, ascoltati e aiutati, per non mettere a rischio la vostra salute e quella degli altri, la vostra vita e il vostro futuro.
Mettetecela tutta, abbiate cura di voi, coltivate i vostri sogni, volate alto, noi siamo con voi !
Teresa, Valerio, Nicoletta e Lucia

Quanto latino conosci?

POSTATO dal prof d’italiano:

Il post precedente mi ha fatto venire un’idea: chiunque voglia, aggiunga in questo post un’espressione latina che conosce. Procedimento da seguire: entrare nel post, scegliere modifica, aggiungere l’espressione continuando l’elenco che inizio io, scrivere tra parentesi quadra il proprio nome. Un + a ognuno che interverrà.


1- HABEMUS PAPAM = letteralmente ABBIAMO IL PAPA; espressione che viene annunciata al balcone di San Pietro, ogni qualvolta viene eletto un nuovo papa. [il prof d’italiano]

2- DEUS EX MACHINA = letteralmente IL DIO DA UNA MACCHINA; nell’antico teatro greco classico, l’apparizione sulla scena delle divinità, che veniva realizzata mediante un apposito meccanismo e che di solito costituiva l’elemento risolutore della tragedia. Oggi questa espressione viene comunemente usata per indicare una circostanza o una persona che inaspettatamente interviene a risolvere una situazione difficile o è l’artefice del buon andamento di qualcosa. [il prof d’italiano]

3- IN VINO VERITAS = letteralmente NEL VINO E' LA VERITA'; Ateneo nei Deipnosophistai, cita Filocoro, dice che bevendo vino, la persona si scopre e dà l'occasione agli altri di farsi conoscere per la libertà ispirata dal vino. Quest'espressione viene utilizzata per dire che quando una persona è ubriaca svela fatti e pensieri che non direbbe mai. [Silvia B.]

4- LUPUS IN FABULA = lupo nel discorso corrisponde alla frase italiana si parla del diavolo e spuntano le corna [Marta]

5-VERBA VOLANT SCRIPTA MANENT  = letteralmente LE PAROLE VOLANO GLI SCRITTI RIMANGONO. Questo antico proverbio, che trae origine da un discorso di Caio Tito al senato romano, insinua la prudenza nello scrivere, perché, se le parole facilmente si dimenticano, gli scritti possono sempre formare documenti incontrovertibili. D'altro canto, se vogliamo stabilire un accordo, è meglio mettere nero su bianco, piuttosto che ricorrere ad accordi verbali facilmente contestabili.
Tuttavia è da notare che tale proverbio aveva in origine una valenza del tutto opposta. In un'epoca in cui i più erano analfabeti, stava a indicare che le parole viaggiano, volano di bocca in bocca, e permettono che il loro messaggio continui a circolare, mentre gli scritti restano, fissi e immobili, a impolverarsi senza diffondere il loro contenuto. [Marta]

6- EXTRA OMNES = letteralmente TUTTI FUORI; questa fase viene  pronunciata dal maestro delle celebrazioni liturgiche papali nella cappella Sistina all'inizio del conclave per eleggere il papa, per invitare ad uscire tutti coloro che non sono chiamati all'elezione, poiché l'elezione papale è segreta. Successivamente, la porta della Sistina viene chiusa. [Marta]

7- MEA CULPA = letteralmente PER MIA COLPA [Marta]

8- DURA LEX SED LEX = letteralmente LA LEGGE E' DURA ME E' SEMPRE LEGGE; è un invito a rispettare la legge in tutti i casi, anche in quelli in cui è più rigida e rigorosa. [Anna C.]

9- VULPEM (o vulpes)  PILUM MUTARE (o mutat), NON MORES = letteralmente LA VOLPE CAMBIA IL PELO, MA NON IL VIZIO (O LE ABITUDINI); la locuzione va ricondotta  a Svetonio che la inserì nel suo Vita di Vespasiano, dove si racconta con tale frase come l'imperatore Vespasiano, appena insediato, venne apostrofato da un bovaro al quale, nonostante le suppliche di questi, aveva negato la libertà a titolo gratuito. [Anna C.]

10- ORA ET LABORA = letteralmente PREGA E LAVORA; espressione che ben riassume i due momenti che, in rapporto equilibrato tra preghiera e lavoro, scandivano le giornate nelle comunità religiose dal Medioevo in poi. [Anna C.]

11- CARPE DIEM = letteralmente COGLI L'ATTIMO; frase del poeta Orazio, dall'Ode 1. (Silvia P.)

12- FERRO IGNIQUE = letteralmente CON IL FERRO E CON IL FUOCO (Silvia P.)

13- QUI GLADIO FERIT GLADIO PERIT = letteralmente CHI DI SPADA FERISCE DI SPADA PERISCE; locuzione latina detta da Gesù quando, nell'orto dei Getsemani, viene catturato e Pietro sfodera la spada per tagliare un orecchio ad un servo del sommo sacerdote. Gesù raccoglie l' orecchio e lo riattacca al servo. (Silvia P.)


14- FACTA NON VERBA = letteralmente FATTI, NON PAROLE. [Silvia B.]

15- ROMA CAPUT MUNDI =  letteralmente ROMA CAPITALE DEL MONDO; ma viene utilizzata in modo ironico con qualsiasi città o paese. [Silvia B.]

16-OMNIA MUNDA MUNDIS=letteralmente TUTTO E' PURO PER I PURI(si intende"per chi è puro di cuore e d'animo"), o anche "All'anima pura, tutte le cose (appaiono) pure".
La frase è contenuta nel Nuovo Testamento.  Questa è di forte sapore antimoralistico e religioso al tempo stesso.(Eleonora P.)

17-SUTOR, NE ULTRA CREPIDAM=letteralmente CIABATTINO NON ANDARE OLTRE LE SCARPE è una locuzione latina utilizzata per dissuadere dall'esprimersi coloro che tendono a parlare di materie o argomenti di cui non hanno nessuna competenza. (Eleonora P.)

18-ERRARE HUMANUM EST, PERSEVERARE AUTEM DIABOLICUM = letteralmente COMMETTERE ERRORI E' UMANO, MA PERSEVERARE (NELL'ERRORE) E' DIABOLICO. Principio filosofico con il quale si cerca d'attenuare una colpa, un errore, una caduta morale. (Beatrice D.)

19-ERRATA CORRIGE = letteralnente CORREGGERE LE COSE SBAGLIATE. Usato soprattutto nelle testate giornalistiche, libri, avvisi e molti altri casi quando in precedenza si è commeso un errore nel riportare delle informazioni. (Beatrice D.)

20-MODUS OPERANDI = letteralmente MODO DI OPERARE o MODALITA' OPERATIVA. Locuzione latina che indica delle specifiche modalità operative o modi di agire. (Beatrice D.)

21- VASTUS ANIMUS IMMODERATA, INCREDIBILA, NIMIS ALTA SEMPER CUPIEBAT = letteralmente IL SUO ANIMO INSAZIABILE DESIDERARE SEMPRE COSE SMISURATE, INCREDIBILI, TROPPO ALTE.
La frase che tutti dovremmo conoscere per vivere bene!   [Buss]
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/frasi-in-latino/frase-175528?f=t:126>
22- POST SCRIPTUM: letteralmente SCRITTA DOPO; abbreviazione P.S., italianizzato poscritto, è una breve aggiunta, un ultimo appunto, a conclusione di una lettera già firmata, più in generale, di un qualche messaggio scritto come un' e-mail o un SMS. [ Anna C.]

A che cosa serve il latino?

POSTATO dal prof d’italiano:

Nei giorni scorsi su la Repubblica si è svolto un piccolo dibattito sull’importanza di studiare il latino nei licei. Il caso è iniziato con una lettera di un papà (pubblicata il 16 marzo 2013), cui è seguito un articolo (18 marzo), al quale ha risposto un professore con una lettera (20 marzo) e un intervento di Corrado Augias. Il tutto è, a mio avviso, molto interessante e non solo per chi a settembre incomincerà a frequentare un liceo in cui si studi il latino.

1- LA LETTERA di Giuseppe Chiassarini

Mentre accompagnavo mio figlio a scuola, mi dice: «Oggi esco prima, manca latino». Gli dico: «Poco male, è latino, è la materia con il numero massimo di ore». Lui mi risponde: «Sì, ma è cultura». Scopro che tutto sommato mio figlio apprezza il latino e mi prende una grande tristezza e anche una certa rabbia. La classe politica che per decenni ha lasciato che tanti nostri figli impegnasseo molte energie per imparare una lingua morta, e, peggio, che ha inculcato in loro l’idea che questa lingua morta fosse importante, è una classe politica a sua volta morta.

2- L’ARTICOLO di Stefano Bartezzaghi
Il ragazzo ama il latino (ed è subito polemica)
«Il latino non serve».
Ad affermarlo non è stato Papa Francesco, giovedì scorso, quando ha deciso di pronunciare in italiano la sua prima omelia (Ratzinger l'aveva tenuta in latino, e aveva detto messa voltato verso l'altare). La recisa opinione è stata invece espressa lo scorso sabato, in una lettera che il lettore Giuseppe Chiassarini ha inviato a Repubblica.
Il figlio non aveva avuto le ore di latino previste per quel giorno, e se ne era dispiaciuto perché il «latino è cultura». Il padre si è dichiarato preda di «una grande tristezza e anche di una certa rabbia. La classe politica che per decenni ha lasciato che tanti nostri figli impegnassero molte energie per imparare una lingua morta e, peggio, che ha inculcato in loro l'idea che questa lingua morta fosse importante, è una classe politica a sua volta morta». Certamente la pensa diversamente Giovanna Chirri, la giornalista dell'Ansa che unica fra i colleghi ha capito subito cosa stesse succedendo quando Benedetto XVI annunciava, in latino, le proprie dimissioni. Chirri è diventata una specie di star internazionale e alla Bbc si chiedono quanto morta sia una lingua in cui vengono ancora pronunciate parole capaci di cambiare la storia. Procura intanto un certo compiacimento appurare come nel corso di una sola generazione (nel senso proprio della parola) le parti si siano rovesciate. Ancora negli anni Settanta, quando si può presumere che l'autore della lettera fosse lui in età scolare o pochi anni prima, il latino si studiava anche alle scuole medie inferiori: obbligatorio al secondo anno, facoltativo al terzo, per chi non prevedeva di andare al liceo. I neotredicenni passavano l'estate intermedia fra i due anni scolastici a cercare di convincere i genitori che il latino è una lingua morta e non serve. I genitori ribattevano con argomenti che oggi si rileggono nelle molte lettere di risposta a Chiassarini giunte già lo stesso sabato alla redazione di Repubblica: che il latino è «la base di tutto», che dà la «forma mentis», che permette di intuire le etimologie e che il nostro italiano non è che un suo dialetto, assieme alle lingue consorelle.
Tutte cose sacrosante; tutti argomenti remotissimi dall'orizzonte di un ragazzo di dodici anni. Solo pochi genitori scaltri sorprendevano i figli dicendo loro: «Hai ragione, il latino non serve assolutamente a nulla. Però è bellissimo».
A quell'epoca, peraltro, si era ben lontani dall'attuale società, che mangia pane e inglese, googleggia a manetta, viaggia alla velocità delle fibre ottiche e tutto il resto: ai ragazzi non restava che rinunciare al loro primo serio tentativo di opposizione ai vincoli scolastici, e rassegnarsi a godere delle dubbie gioie della perifrastica attiva e passiva. Cosa ha potuto produrre questa inversione dei punti di vista? C'è purtroppo da immaginare che, in realtà, il Chiassarini giovane abbia espresso opinioni non condivise da troppi suoi coetanei (molti e sentiti complimenti alla sua professoressa o professore). Ma quello che rende volgare (in senso tecnico) la contrapposta opinione del padre non è l'avere tenuto in poca considerazione la residua utilità del latino: è proprio la concezione delle materie scolastiche come strumenti utilitari, un'attrezzeria tecnica che a scuola ci viene consegnata perché «ci servirà» nella vita.
L'inglesuccio che serve a usare il computer lo si impara facilmente usando appunto il computer; il latino si può imparare solo a scuola e morirà davvero solo il giorno in cui nessuna scuola lo insegnerà più. L'idea di quantificarne l'utilità è gemella all'idea di depurare i bilanci pubblici dagli investimenti per la cultura e dal sostegno a tutte quelle attività che l'economo considera improduttive e «senza ritorno». Certo, che non c'è ritorno! La cultura è infatti un viaggio di sola andata; l'unico modo per tornare indietro è abrogarla.
Un giorno un commissario leggerà i programmi scolastici con un paio di affilate forbici: quella sera a essere fatto a coriandoli non sarà il solo latino.
La storia, non è forse "morta" per sua stessa definizione? E la filosofia? E a cosa serve la matematica, a un futuro avvocato o ortopedico? A cosa servono le lezioni di inglese, quando si sa che l'inglese lo si impara solo sul posto? La verità è che la scuola non è utile né inutile: è autile, un'industria no-profit (la pubblica) di trasmissione del sapere in cui comunità di due generazioni diverse si scambiano insegnamenti e aggiornamenti su cosa implichi e cosa significhi essere italiani oggi. Che la scuola sia in crisi lo dimostrano i risultati elettorali, il tono e la logica del dibattito pubblico, la carenza di sentimento nazionale, la diffusione epidemica di quella malattia dell'intelligenza che si chiama furbizia.
Essere italiani oggi significa anche (e tristemente) legare immediatamente ogni scontentezza a responsabilità della «classe politica che per decenni» eccetera. Il nesso che il lettore trova fra il latino come «lingua morta» e «la classe politica a sua volta morta» non può che ricordare Beppe Grillo e il linguaggio del Movimento Cinque Stelle. È infatti Grillo ad avere introdotto la categoria terminale della "morte" nello scontro politico, riprendendo peraltro l'immagine degli zombie da maestri dell'antipolitica come Umberto Bossi e il Francesco Cossiga delle esternazioni. Il furore contro il passato non ha nulla a che vedere con alcun tentativo di miglioramento del presente. Se il futuro sarà migliore del presente, a renderlo tale forse non sarà qualcuno che ha studiato latino, ma certamente sarà qualcuno che a scuola ha trovato ragioni di amore verso lo studio.
Perché l'amore per lo studio, quello non passa: e serve, eccome se serve.
Visto che a buttarla in politica è stato il lettore, corre l'obbligo di ricordare che Silvio Berlusconi ha sempre formato i suoi attivisti (quelli del marketing delle sue aziende, ancor prima di quelli politici) dando loro un'istruzione fondamentale: «l'italiano di ogni età, il nostro potenziale cliente è uno scolaro delle medie inferiori, e non siede neppure nei primi banchi». Ecco. Suo figlio, signor Chiassarini, anche grazie al suo latinorum si avvia a uscire dall'incantamento di un'ideologia semplice e più attraente del Paese dei Balocchi, che esorta a odiare la noia, l'insofferenza, l'indignazione spicciola, l'egoismo totalitario, l'attenzione esclusiva per il proprio tornaconto, l'intolleranza verso ogni ostacolo che impedisce il soddisfacimento immediato delle proprie pulsioni. Le dispiace così tanto? Oggi Grillo ha problemi di quorum, Berlusconi invoca la legittima suspicione, esistono studenti dodicenni che amano studiare. Morti non siamo: tutt'altro.

3- LA LETTERA del professor Giovanni Tesio

Caro Augias, leggo su "la Repubblica" l'articolo di Bartezzaghi sul latino e ricordo la posizione aperta di un maestro come Arturo Graf che fin dall'inizio del Novecento riservava il latino alla sola conoscenza di chi volesse farne materia di studio specialistico, mentre proponeva che si studiasse una lingua moderna. Vecchie questioni che sarà forse il tempo a risolvere. Ma a me sembra che la questione del latino un'altra ne copra: il disinteresse sempre più marcato per la complessità filosofica e letteraria. Anzi più letteraria che filosofica. La letteratura (italiana) interessa ormai solo più gli addetti. Se ne fa un commercio spesso immondo e la si tratta come puro intrattenimento (che non demonizzo come tale), mentre la letteratura - anche rispetto alla filosofia - è davvero il luogo della complessità: intellettuale, emotiva, civile, morale. La questione del latino - se così la si guarda - non diventa, mi pare, che la costola eletta di una ben più vasta e complessiva questione. Professor Giovanni Tesio - giovannitesio@tiscali.it
LA RISPOSTA DI CORRADO AUGIAS:
Il signor Chiassarini che ha suscitato l'ennesimo putiferio sul latino, non è stato coerente fino in fondo. Ha sgridato suo figlio che ama il latino dicendogli che non serve a niente. Non ha pensato che quasi nulla di ciò che s'insegna in un liceo serve a qualcosa. Nel senso di un'immediata capacità dalla quale ricavare reddito. Per questo ci sono le scuole professionali dove s'impara a muovere le mani, o la mente, per esercitare un mestiere appena al di là del diploma. Il signor Chiassarini dovrebbe quindi togliere il ragazzo dal liceo (ammesso che ci riesca) spingendolo a imparare qualcosa da utilizzare subito sul mercato del lavoro. La verità è che si vorrebbe il prestigio del liceo, magari classico, risparmiandosi però la fatica di apprendimenti complessi qual è quello del latino. Qui s'innesta il problema sollevato dal professor Giovanni Tesio. Il rifiuto del latino nasconde a volte semplicemente il rifiuto della complessità esteso, in molti casi, perfino agli studi universitari. Ha ragione il lettore quando dice che la letteratura (sommamente inutile nell'ottica di Chiassarini) prestandosi a diversi livelli di analisi è un concentrato di complessità. Si parla molto di Philip Roth in questi giorni. Basta pensare ad esempio al grande spessore di un capolavoro come "Pastorale americana"; oppure, altro esempio, ai molteplici significati (dall'uso della lingua alla storia politica) di un altro capolavoro "Storia di amore e di tenebra" di Amos Oz. Gli esempi sarebbero centinaia, ovviamente. La scelta dunque è, come si suol dire, a monte; non riguarda solo il latino, coinvolge domande di fondo del tipo: che cosa voglio aver imparato quando avrò 18 anni? Aiuterebbe una certa chiarezza di idee. Genitori soprattutto.



La quinoa

POSTATO dal prof d’italiano:

Ultimamente ho (abbiamo) un po’ trascurato il nostro blog; colpa del poco tempo e delle tante cose da fare. Cerchiamo di recuperare un po’, con alcuni articoli che ho messo da parte, incominciando con questo che io ho trovato curioso, perché parla di una cosa che non conoscevo affatto: la quinoa.
L’articolo è apparso su la Repubblica il 15 marzo 2013. Lo dedico in particolare a Matteo, a cui potrebbe tornare utile per gli esami orali.

piante di quinoa

Tutti pazzi per la quinoa
grano d'oro delle Ande
di Silvia Bernasconi

Il cibo del futuro ha una storia millenaria.
La quinoa (o quinua), cresce sugli altopiani andini da settemila anni. Ma i fan del bio l'hanno scoperta solo ora: questo piccolo seme tondo è nutriente, senza grassi né glutine. Un mix di qualità che lo rende il pasto ideale di salutisti e maniaci della dieta. Ma anche per l'Onu, che l'ha dichiarata pianta dell'anno per le sue proprietà nutritive e che della quinoa vuole fare un antidoto alla fame del mondo. Gli Inca la consideravano sacra.
Per noi oggi è preziosa per la salute. E va a ruba. Tanto che gli indigeni, che ancora oggi la chiamano "chisiya mama", in qechua "la madre di tutti i semi", a causa dell'impennarsi dei prezzi non se la possono più permettere. Il nuovo oro degli Inca ha la forma di un piccolo cece, a seconda delle varianti rosso, nero o perlato. La pianta ha steli superbi, simili a spighe, rossi e gialli, una meraviglia a vedersi.
Ma non chiamatelo cereale.
Anche se l'utilizzo è simile, tanto da essere considerato uno pseudo-cereale, la quinoa appartiene alla famiglia delle Chenopodiaceae, la stessa di spinaci e barbabietole. Altamente nutritiva, ricca di proteine vegetali, amminoacidi e fibre, ha grassi "buoni", quelli insaturi.
Contiene più fosforo, potassio, magnesio, ferro e calcio rispetto alla maggior parte dei cereali. Senza glutine, è adatta anche ai celiaci. I semi si possono utilizzare per zuppe o insalate, la farina come base per quasi tutto. Così la quinoa è entrata nell'olimpo dei supercibi. Per secoli è rimasta confinata sulle Ande, tra Bolivia e Perù, snobbata dai connazionali di città che la declassavano ad alimento semplice, da poveri di campagna. Adesso è all'ultima moda, consigliata dai nutrizionisti, corteggiata dagli chef, si impone nei blog di mangiar sano, fa capolino sugli scaffali di alimenti bio. Persino la Nasa la ritiene adatta ai propri astronauti. E l'Onu, dichiarando il 2013 Anno internazionale della quinoa, confida possa aiutare a sconfiggere la malnutrizione e la fame nel mondo.
«È la sola pianta alimentare con tutti gli amminoacidi essenziali, micronutrienti e vitamine che si adatta a climi e ambienti differenti. Resistente alla siccità, cresce a 4mila metri, con escursioni termiche da -8 a 38 gradi», ha spiegato il direttore generale della Fao José Graziano da Silva. «Offre una fonte di cibo alternativa per i Paesi che soffrono d'insicurezza alimentare». E secondo studi della Fao potrebbe essere coltivata sull'Himalaya come nel Sahel o in altre zone aride del pianeta.
Il primo produttore al mondo di quinoa è la Bolivia. Qui ne cresce il 46 percento, compresa la specie più pregiata, la quinoa real, intorno a Uyuni e Coipasa a quasi 4mila metri d'altezza. Segue il Perù col 30 percento.
Ma tentativi di coltivazioni si stanno facendo in altri Paesi, dagli Stati Uniti all'Asia passando per Europa e Africa. Secondo l'Anapqui, l'Associazione boliviana dei produttori, negli ultimi cinque anni la superficie coltivata è cresciuta del 23 percento. Le esportazioni nel 2009 hanno superato le 14mila tonnellate, con un giro d'affari di 43 milioni di dollari.
Come in una moderna corsa all'oro, molti indios che erano andati via in cerca di lavoro tornano nei villaggi di origine, i coltivatori fanno buoni affari.
Con l'impennata delle esportazioni e le richieste in aumento, però, sono cresciuti anche i prezzi, triplicati in pochi anni. E quello che è sempre stato un alimento base della cucina andina sta diventando inaccessibile proprio ai boliviani, costretti a ripiegare su alimenti più economici e meno sani. La quinoa inoltre sta scalzando altre coltivazioni locali, le piccole produzioni si trasformano in coltivazioni intensive, compaiono trattori e prodotti chimici, con rischi per l'ambiente e per le comunità locali. Sopravvissuto per millenni, il "grano d'oro" delle Ande fatica ora a fronteggiare l'assalto dei salutisti.

Bolivia: raccoglitrice di quinoa

Semi di quinoa

martedì 5 marzo 2013

Città della Scienza, incendio a Napoli

Postato da Buss:

Napoli perde uno dei suoi gioielli. Un vastissimo incendio ha praticamente distrutto, ieri sera, Città della scienza, il museo interattivo considerato uno dei più validi attrattori turistici della città, con una media di 350mila visitatori l’anno. ”Mi sembra che dietro le fiamme ci sia una mano criminale”, ha commentato Luigi De Magistris, “ora dobbiamo affidarci completamente alla magistratura per indagini il più approfondite possibili”. “Oggi migliaia di ragazzi e bambini di Napoli si sono svegliati piangendo per la distruzione di Città della Scienza”, ha aggiunto il sindaco di Napoli con un messaggio su Twitter, “Napoli è sotto attacco“.
De Magistris ha poi lanciato un appello al prossimo governo affinché aiuti la città, all’indomani di una giornata “drammatica”. “Chiedo al governo che verrà, se ci sarà, di dare a Napoli una mano perché è stata abbandonata”, ha detto, spiegando che “senza risorse tante cose non si possono fare”. Per Napoli, secondo De Magistris, ci sarebbe bisogno di un Piano Marshall. Napoli – ha proseguito il sindaco – vive una situazione di dissesto idrogeologico molto seria, difficile. Noi ci assumiamo le nostre responsabilità”.
L’entità del disastro ha fatto intervenire anche  l’Unione europea. “La commissione Ue è pronta a valutare il cofinanziamento per la ricostruzione”, ha avvertito il commissario per le politiche regionali, Johannes Hahn, esprimendo “profondo dolore per l’incendio alla Città della scienza”. “In primo luogo dipende dalla Campania e dalle autorità di Napoli valutare quando e come il museo potrà essere ricostruito”, ha spiegato il commissario, “ma data l’importanza del luogo, la commissione è pronta a valutare il cofinanziamento del progetto”.



Per il rogo della struttura si ipotizza il dolo. Sono ancora ignote le cause del disastro: unica certezza, al momento, è che all’interno della struttura non c’erano persone, grazie anche alla chiusura settimanale del lunedì. Gli investigatori stanno indagando se l’origine delle fiamme sia dolosa oppure accidentale. I danni sono enormi: sopravvivono solo i muri perimetrali, l’interno dei padiglioni è devastato. Il fronte del fuoco è lungo più di un centinaio di metri, e dal rogo si alza una colonna di fumo visibile da buona parte della città. Sul posto decine di vigili del fuoco, con le forze dell’ordine che hanno chiuso al traffico via Coroglio, di fronte al mare di Bagnoli, dove sorgeva la struttura.
Dei numerosi padiglioni che componevano lo ‘science center’, solo uno è stato risparmiato dalle fiamme. Le testimonianze riferiscono di una estensione rapidissima dell’incendio, complice la gran presenza di legno e altri materiali infiammabili. E così in pochi minuti è andato in fumo un polo – nato dall’intuizione di Vittorio Silvestrini, presidente della fondazione Idis – che in una dozzina d’anni aveva guadagnato consensi e credibilità, non solo come luogo dove apprendere praticamente le leggi della scienza, grazie a decine di esperimenti pratici e dimostrazioni dal vivo, ma anche come centro congressi, centro di alta formazione, incubatore di imprese.
Il primo embrione del progetto risale agli anni Novanta; nel 2001 l’inaugurazione del vero e proprio museo interattivo, man mano ampliato da successive realizzazioni. Il tutto nello scenario di Bagnoli, il quartiere ex industriale che, conclusa l’era dell’acciaio e dell’Italsider, aveva visto proprio in Città della scienza il primo simbolo concreto di un progetto di bonifica e di rinascita del quartiere. Con Città della scienza è come se fossero bruciate stasera anche quelle speranze. Fuori del museo ci sono quasi tutti i 160 dipendenti, angosciati per il loro futuro occupazionale; gli stessi timori coinvolgono i tanti che lavoravano nell’indotto creato dal museo, giunti in via Coroglio dopo aver appreso dell’incendio.
L’area distrutta dalle fiamme è stimata in 10-12mila metri quadrati, praticamente l’intero centro, a eccezione del “teatro delle Nuvole”, un corpo separato che ospitava rappresentazioni. Il custode racconta di aver visto una colonna di fumo, e di aver dato subito l’allarme: ma in pochi minuti il fuoco ha divorato i padiglioni dall’interno, diventando indomabile. Sono state ore di sgomento anche per tutti gli abitanti di Bagnoli, che temevano di rimanere intossicati dal fumo denso e nero, poi invece sospinto.
Indagine passa alla Direzione distrettuale antimafia. Intanto il fascicolo di indagine passa alla Direzione distrettuale antimafia partenopea, pm Michele Del Prete. Non si esclude quindi, nell’ipotesi dolosa, l’opera della camorra flegrea. Sotto la lente dei magistrati anche la complessa vicenda della bonifica e della vendita dei suoli.  Le modalità con cui è divampato l’incendio e il luogo – un’area dove è forte la presenza dei clan – inducono gli inquirenti ad esaminare con attenzione anche l’ipotesi di un attentato al quale non è estranea la criminalità organizzata. L’ipotesi è tra quelle vagliate durante un vertice che si è svolto in Procura al quale hanno partecipato il procuratore aggiunto Giovanni Melillo, che coordina anche la Dda e un sostituto della procura antimafia. Al vertice hanno partecipato anche ipm Michele Del Prete e Ilaria Sasso del Verme, nonché gli investigatori di Digos, squadra mobile, polizia scientifica, carabinieri e i vigili del fuoco. Al momento, a quanto si è appreso, non è stato trovato alcun indizio certo che l’incendio sia stato appiccato. Tra gli elementi che inducono gli inquirenti a privilegiare l’ipotesi del dolo, vi sono alcune fotografie postate da testimoni sui social network che lascerebbero pensare che le fiamme siano divampate contemporaneamente in più punti.
In queste ore vengono compiuti ulteriori rilievi per cercare tracce di liquido “accelerante” prima che cada la pioggia, prevista abbondante per le prossime ore. Le indagini saranno dunque affidate ad un sostituto della Direzione distrettuale antimafia (Michele Del Prete) e ad uno che si occupa di criminalità comune (Ilaria Sasso del Verme), in attesa che la vicenda si chiarisca. Viene escluso, al momento, un nesso con l’esistenza di una polizza assicurativa contratta da Città della Scienza come pure con la crisi economica che da 11 mesi blocca il pagamento degli stipendi.